|
08.03.2006
Breve cappello alla ripubblicazione del post del diciotto febbraio duemilasei.
Il pannello di controllo dal quale si amministra il blog su codesta piattaforma mostra gli ultimi cinque interventi e gli ultimi dieci commenti lasciati dai lettori.
Come certamente sapranno coloro che risiedono su excite, associare il commento ricevuto al relativo post è cosa assai difficile perchè occorre sfogliare tutti gli interventi per risalire al (ai) commento(i) relativo(i), ad esempio a quelli lasciati dal signor sdf , talvolta in caratteri grafici (ideogrammi) la cui traslitterazione non mi è agevole.
Dopo aver sfogliato gli interventi uno ad uno, càpita di cancellarne inavvertitamente qualcuno nel tentativo di eliminare il commento volutamente molesto, ossia il cosiddetto spam.
Mi scuserà pertanto, caro signor sdf, se nel ripubblicare il post col commento di politbjuro, non le concederò una volta tanto di intervenire.
18.02.2006
Attenuante http://adventure.blog.excite.it/permalink/379462
Se ad uno dei Giudici di Cassazione -che hanno sentenziato che stuprare chi ha già avuto rapporti sessuali è meno grave che stuprare chi è vergine- fosse già capitato di cadere e picchiare sul coccige, prenderlo a pedate nel sedere, sarebbe meno grave?
Ovvero il fatto che la vittima abbia già battuto il sedere costituisce attenuante per chi la piglia a calci?
scritto da alle ore 19:20
trackback (0) commenta leggi commenti (1)
18.02.2006
Prendere a pedate nel culo un Giudice di Cassazione credo che sia reato quasi anche il confessare di pensarlo! Normalmente il rispetto che ho per le Istituzioni della Repubblica mi trova d'accordo con il rispetto dovuto alla magistratura. In questo caso particolare, invece, mi candido per pigliare a pedate nel culo i magistrati della terza sezione penale della Cassazione autori della "brillante" sentenza in questione. Sperando nell'attenuante su cui ti interroghi.
16.02.2006
Volatiles
Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers . ... (C.Baudelaire)

15.02.2006
Bene, ora anche i neofiti del pattinaggio artistico hanno dimestichezza con termini quali: piroetta, trottola combinata, trottola Biellmann, triplo loop e/o toe-loop, doppio axel.
Che si taccia però sulla violenta e dolorosa "seduta"sul coccige della quale solo pochi intimi, se mai conoscessero l'esistenza di queste pagine, potrebbero dire e che solo Pierre, quasi fotografo di corte, riuscì a immortalare: rigorosamente in bianco e nero.
Egli, Pierre, ci seguiva ovunque, a monte e a valle, impressionando pellicola che, alla fine della giornata e al chiuso della sua camera oscura tra vaschette e ingranditori, trasformava miracolosamente in immagini: rigorosamente in bianco e nero.
08.02.2006
Graffiti metropolitani
Nella città sede delle olimpiadi invernali è stata ripulita la zona porticata, oltre dodici chilometri, coprendo così anche graffiti che, per la maggior parte, consideravo opera di writers afasici.
Mi sarebbe invece piaciuto leggere un curioso graffito, frequente agli inizi degli anni ottanta e che si narra fosse opera di un uomo adulto, che così recitava:
Il Vaticano rapisce bambini e ne fa spie invisibili
Mentre adesso resta solamente la curiosità di sapere se la freccia avrebbe potuto condurre alla scoperta dei mangiauomini.

02.02.2006
Mahlzeit!
Era il saluto col quale, a mezzogiorno, Jos si congedava da Richard.
La risposta di Richard arrivava puntuale e rabbiosa: "come Le è ben noto, io salto il pranzo".
Jos rideva divertita perchè ancora una volta la sua provocazione aveva colto nel segno.
Anche Richard rideva.
La risata di Jos s'apriva su piccoli denti (che contrastavano col suo aspetto fisico ch'era invece imponente): "trent'anni" diceva, "ma ancora quelli di latte".
18.11.2005
"Les amoureux fervents et les savants austères
Aiment également, dans leur mûre saison,
Les chats puissants et doux, orgueil de la maison,
Qui comme eux sont frileux et comme eux sédentaires.
Amis de la science et de la volupté,
Ils cherchent le silence et l'horreur des ténèbres;
L'Erèbe les eût pris pour ses coursiers funèbres,
S'ils pouvaient au servage incliner leur fierté.
Ils prennent en songeant les nobles attitudes
Des grands sphinx allongés au fond des solitudes,
Qui semblent s'endormir dans un rêve sans fin;
Leurs reins féconds sont pleins d'étincelles magiques,
Et des parcelles d'or, ainsi qu'un sable fin,
Etoilent vaguement leurs prunelles mystiques."
Elle est morte
(14 Novembre 2005)
26.07.2005
Sharm
E' stato colpito uno dei pilastri sui quali si regge l'economia egiziana. Era questo il commento di un reporter radiofonico all'alba di tre giorni addietro; mentri altri si ostinano a chiamare quel pilastro perla del Mar Rosso.
Dopo aver sorvolato il Sinai, l'arrivo a Sharm El Sheik mi aveva portato semplicemente a commentare :
una sorta di Las Vegas trasportata nel deserto; una sorta di Rimini egiziana, era stato invece il commento dei miei due compagni di lavoro. Ma io non conosco Rimini e Las Vegas l'ho vista solamente al cinema.
La perla si rivela solo al calar del sole, quando corpi nudi, anneriti e sudati al biz buin, si riversano per le strade di Las Vegas e finalmente sabbia e mare tornano a riappropriarsi dei colori del cielo.
Oppure,
all'alba, quando dal deserto, alta si leva la preghiera del muezzin.
Con tutta la pietà dovuta ai morti e la condanna a chi di tali morti è cagione.


21.07.2005
Sudditanza psicologica
Proprio così, signor Merlo, una nazione non può connotarsi con un vasetto di yogurt, e nemmeno con spaghetti, pizza o mandolino.
D'altra parte è Lei stesso a far riferimento a eventuali ed ulteriori elementi connotativi, quando scrive della Tour Eiffel, o di Voltaire, o della presa della Bastiglia, oppure di Stendhal.
Avrei anche potuto essere d'accordo con Lei, sig. Merlo, e su molti punti, come spesso lo sono stata in passato. Se non fosse stato per quel tono, che non condivido.
E' il tono di chi avverte una sorta d'atavico complesso d'inferiorità del quale non riesce a liberarsi.
(ref. "La Repubblica", editoriale di Francesco Merlo dal titolo "Parigi alla guerra per difendere la Danone dall'assalto Pepsi")
10.07.2005
Londra Mon Amour
Come Grosz, ho la sensazione di evadere dal ghetto varcando questa
soglia
percorro Spitalfields a mercato già chiuso, e veloce e leggera giungo a Liverpool Street, timbro il biglietto e salto sul treno. Due fermate intermedie, Old Street e Angel, poi scendo a King's Cross St. Pancras e abbandono così la Northern Line per la Piccadilly o per la Victoria, oppure per la Jubilee se ho un invito a cena dalla mia amica che abita in Bruton Street.
Mi è fatto divieto assoluto di viaggiare sui mezzi pubblici coi trois enfants terribles, se devo portarli a spasso devo usare il taxi.
E talvolta -invece- uso la
Central.
E' successo che prima ho camminato poi ho corso infilandomi nella Norton Folgate fino alla Dennis Server's House; su Spitalfields è notte e regna un lugubre silenzio, sono sola o forse mi è compagno il fantasma di Jack the Ripper, sono sulle sue orme, o piuttosto è lui a trovarsi sulle mie, poi -finalmente- approdo in Commercial Street.
E' così che, come Grosz -il rosso- faccio ritorno al ghetto quasi beata, come l'antilope ipnotizzata che viene ingoiata da un serpente gigantesco
Le tre grandi finestre con le tende trasparenti che lasciano filtrare -sfacciati- i lampioni del mercato, mi aspettano per l'ennesima notte insonne, non tento più di oscurarle con lenzuola e coperte giacché mi tocca scegliere tra penombra e gelo, oppure tra luminaria e tepore, e gli abiti non bastano a coprire una superficie così grande, tre volte così grande.
Ryan si scusava regalandomi dei suoi piccoli capolavori: collages costituiti da minuscole figure umane su foglio bianco. La colla s'è dimostrata tenace, a dispetto del tempo.
Tenace quasi quanto il mio amore per questa città.
Nota: il corsivo è tratto da Kilenc koffer di Béla Zsolt; in italiano: Le nove valigie edito da Ugo Guanda Editore.
29.06.2005
Ceronetti e lo spirito del Cochon
L'altro ieri un collega, entrando nella mia stanza mi ha domandato se conoscevo Ceronetti, se mi piaceva e se avevo letto il suo editoriale su "La Stampa".
E' una domanda che mi ha posto altre volte e sempre con tono provocatorio.
Conosco Ceronetti, mi càpita di leggerlo, mi piace e, talvolta, ne condivido le opinioni.
Ma il Ceronetti di quest'ultimo articolo è un Ceronetti estremamente chiaro, che ha abbandonato il suo stile prettamente ermetico, mi ha avvisato il collega.
Son così andata nel sito de "La Stampa" e ho letto l'editoriale dal titolo "Stupratori erranti".
Così esordisce Ceronetti:
"In genere lo stupratore errante non premedita, ma arriva sicuramente caricato all'atto..... Andando in giro in modo stupidamente passivo, da un marciapiede all'altro, da un autobus all'altro (mai con biglietto s'intende) un gruppo predatore che fa se non assorbire incessantemente emanazioni di corpi femminili giovanissimi sempre più scoperti? L'assorbimento è visivo, non olfattivo (quei corpi sono del tutto inodori), però basta e avanza. Va ricordato che prima di essere persone, ragazze, lavoratrici, amanti, le donne, elementarmente, sono corpi in cui l'ambigua Divinità per i suoi discutibili fini ha posto la più violenta e rovinosa fonte del desiderio maschile, e l'uomo più è brutale d'istinti, più è prossimo alla materia, meno è in grado di resistere ai demoni della libido".
Ceronetti continua la sua dotta diquisizione con l'elencazione di zone anatomiche, in realtà solo due anche se per definire le stesse adopera molteplici espressioni, e che sono quelle che la moda attuale vorrebbe maggiormente esposte alla vista.
Non è la prima volta che in Ceronetti ravviso una sorta di "avversione" per i cosiddetti extracomunitari e questo mio sospetto viene ulteriormente confermato dal prosieguo dell'editoriale:
"..Il predatore vagante (non ha lavoro, non parla che coi suoi connazionali, è nutrito e piglia forze dalla Caritas) dopo giorni, settimane di trattamento d'occhi di questo genere, è cotto.... attacca come in sogno.... E per chi viene da dove le donne hanno il velo e vivono ingabbiate, l'urto coi corpi in libertà.... sarà di triplicata violenza".
Ma cosa c'entra Ceronetti col cochon? Ne ha evocato lo spirito o, se si preferisce, ha evocato in me la storia di "Ce cochon de Morin" di cui al seguente monologo introduttivo:
" .... Eh bien, sache qu'en 1862 ou 63 Morin alla passer quinze jours à Paris, pour son plaisir, ou ses plaisirs, mais sous prétexte de renouveler ses approvisionnements. Tu sais ce que sont, pour un commerçant de province, quinze jours de Paris. Cela vous met le feu dans le sang. Tous les soirs, des spectacles, des frôlements de femmes, une continuelle excitation d'esprit. On devient fou. On ne voit plus que danseuses en maillot, actrices décolletées, jambes rondes, épaules grasses, tout cela presque à portée de la main, sans qu'on ose ou qu'on puisse y toucher. C'est à peine si on goûte, une fois ou deux, à quelques mets inférieurs. Et l'on s'en va le coeur encore tout secoué, l'âme émoustillée, avec une espèce de démangeaison de baisers qui vous chatouillent les lèvres.
Morin se trouvait dans cet état, quand il prit son billet pour La Rochelle par l'express de 8h40 du soir...."
Insomma anche de Maupassant aveva pensato che "quel porco di Morin" era arrivato al treno con il senso della vista già molto eccitato, "dopato" per usare il linguaggio di Ceronetti e, come conseguenza di questa eccitazione, tenterà di sedurre la viaggiatrice sul treno per la Rochelle.
Riporto invece nella sua interezza l'articolo che Michele Serra ha pubblicato nella rubrica quotidiana "l'Amaca" su "La Repubblica" di ieri:
"Ma al nipote padano che accoppa la nonna padana sul suolo padano, e con una sega padana cerca di farla a fettine, vogliamo o non vogliamo riconoscergli le attenuanti generiche, tipo che era molto nervoso per la concorrenza sfacciata degli immigrati che gli fregano il lavoro? E la Caritas, che fa la Caritas che regala il minestrone e un materasso ai marocchini e lascia al loro destino di inedia i giovani padani, senza neanche ricaricargli il telefonino? E il buon vecchio crimine giovanile nazional-popolare, il parricidio in villetta a schiera, gli stupri sanbabilini e pariolini, lo spaccio da liceo e da discoteca, il teppismo da stadio, la rapina al semaforo del motorino e del giubbino giusto che se non li hai sfiguri in società,non sarebbe ora di difenderlo dalla tracotanza e dall'invadenza del crimine d'importazione? Questi clandestini ormai la fanno da padroni perfino nei telegiornali, tutti parlano di loro e nessuno valorizza come dovrebbe la nostra tradizione malandrina, le mafie e l'incaprettamento, la bancarotta con pensionati in rovina, il turismo sessuale... Non sarebbe ora di finirla, e restituire ai farabutti nostrani il ruolo prestigioso che ci compete nel mondo?"
Mi sembra il giusto contraltare all'editoriale col quale comincio questo post e, non sapendo se Michele Serra abbia con ciò inteso replicare all'editoriale stesso, mi limiterò a dire che è quanto sarebbe piaciuto a me di replicare.
Nota: per chi non avesse compreso, "Ce cochon de Morin" è di Guy de Maupassant
26.06.2005
Chaussures
Rosemarie era un'amica di famiglia all'epoca dei miei quindici anni; più vecchia di me di una decina o, forse, qualcosa di meno, era una gran bella ragazza che aveva sfilato per una famosa boutique d'habillement della città nella quale lavorava anche come esperta commessa.
Successivamente trovò impiego presso una, altrettanto importante, boutique di scarpe.
Durante una vacanza scolastica mi chiese se mi andasse di darle una mano nella settimana di assenza dei titolari del negozio.
Accettai, con non poca titubanza. Non avevo infatti alcuna dimestichezza colle vendite che, certamente, non vennero incrementate dalla mia presenza in loco. Anzi. Risparmierò perciò ai miei lettori il racconto delle mie figuracce adolescenziali, ciò che -peraltro- nulla toglie all'economia della presente narrazione.
Nel corso degli anni la boutique ha cambiato gestori, s'é ingrandita, ha perso molto del fascino del passato, non ha però subìto alcuna riconversione perché vi si vendono ancora scarpe, e sempre a prezzi proibitivi.
Vi sono entrata ieri. Con piacere ho notato che la moda, orrenda, dell'iperpunta all'insù -che mi ricorda un vecchio paio di sci immagazzinato nel solaio della casa di mia madre- appartiene al passato, anche se l'oggi propone delle forme ben lontane dall'idea di scarpa che risiede nella mia mente.
E di scarpe s'era parlato anche a casa di un amico qualche sera fa. Sabine è determinata a indossare ancora quelle puntute perché, ella sostiene, piacciono agli uomini.
L'affermazione di Sabine è divertente e sarà certamente supportata da riscontro pratico.
Però rimango irremovibile nel mio giudizio e, per mia fortuna, le dico che non nutro alcun interesse per i"suoi" uomini.
Purtroppo non mi è possibile l'affermazione contraria.
Per la dovuta distanza di sicurezza sono però in possesso di un'arma ancor più puntuta e che non è rappresentata dalle mie scarpe di qualsivoglia e differente forma.
I Do want clever conversation.

14.06.2005
Trasposizione
Ho giocato anagrammando l'affermazione del cardinale Ruini che
passim
ha riportato in un suo commento nel suo ultimo post.
La frase è questa:
colpito maturità italiani
Questo il primo risultato della trasposizione:
intuiti loro, malcapitati
sbizzarritevi
12.06.2005
Träume und il voto
Di un vecchio scritto, a me dedicato, mi rimarrà sempre e solamente il supporto che lo contiene: un floppy disk. Il contenuto di quel dischetto resterà per me un segreto perché alla sua lettura si accede solo dopo averne decriptato un codice.
Ne conosco però il titolo, "Träume und il voto", che ora mi torna alla mente.
Avevo un sogno.
Questo
ed avevo fatto un voto: quello del silenzio sino alla realizzazione del sogno.
Il silenzio sul selciato del cortile è interrotto dal ticchettìo della misura trentotto che risuona zoppa per la perdita di un tacco, mentre il palazzo ancora dorme.
All'esterno dell'imponente portone ottocentesco che si richiude alle spalle, la città comincia invece ad animarsi coi venditori ambulanti che stendono colorati banchi di vendita sul marciapiede; coll'edicola all'angolo sempre aperta, e il traffico automobilistico seppure scarso.
L'attraversamento pedonale segna il rosso, lasciando il tempo di sbirciare i titoli di prima pagina, l'orologio della piazza avverte che mancano dieci minuti alle otto.
Al seggio elettorale -che è situato all'interno di un bell'edificio primo novecento che fu un tempo sede di un istituto scolastico- si arriva passando, sulla parte opposta della strada, davanti a una scuola materna cattolica che di quella strada occupa un intero isolato.
Alle otto e dieci, quattro "si", accentati o no poco importa, vengono deposti nelle rispettive urne.
Träume und il voto. Provo a giocare col significato che la parola "träume" può assumere in italiano, per concludere che, per un pollice ancora traumatizzato è una grande fortuna non dover formalizzare il voto intingendo il dito nell'inchiostro.
BlogExcite
> adventure
|